Il Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise
E’ il 25 novembre 1921: Pescasseroli è l’elegante palcoscenico sul quale si innaugura l’ente autonomo del Parco nazionale d’Abruzzo. Si partì dall’affitto di solo cinquecento ettari di territorio assolutamente da proteggere rivalutare, la camosciara, che ancora oggi il cuore storico geografico del parco. Il primo ufficialmente istituito in Italia, oggi un’estensione di 104.000 ha tra aree interne all’esterno, comprende 22 paesi ed interessa tre regioni: Abruzzo, Molise, Lazio.
Per fortuna, dalla sola buona volontà e dal grande amore di pochi, si è giunti al coinvolgimento di tanti e, primo fra tutti, degli organismi politico amministrativi senza i quali purtroppo la complessa intricata macchina burocratica non puoi innescarsi. Le difficoltà di gestione sono certamente tante: il territorio interessato il vasto, geologicamente multiforme, gli animali che lo popolano rari e di razza pregiata e lo stesso dica sì per lo scenario floristico.
Ma il parco è un bene di tutti, è uno scorcio d’ambiente che per la sua complessità e al contempo sincronismo delle sue funzioni può essere paragonato al più macchinoso degli orologi. Per la grande varietà di forme d’aspetti molti altipiani laghi fiumi cascate prateria e l’eterogeneo panorama biologico, il parco nazionale d’Abruzzo ha una connotazione difficilmente riscontrabile altrove. Se a ciò si aggiunge l’immensa ricchezza archeologica che rivela di continuo, i suggerimenti geologici e gli spunti di ricerca che offre, ci viene mostrato un quadro di incommensurabile valore la cui cornice realizzata con le decine di paesi nel suo comprensorio è, quindi, com’è facile da comprendere, cogli usi, tradizioni, il tesoretto culturali e etnologici di ben tre regioni diverse, che da millenni hanno convissuto, conservando gelosamente la loro memoria storica, i rituali le conoscenze, pur respirando assorbendo gli influssi delle popolazioni vicine.
Proteggere, mantenere di incrementare il parco nazionale d’Abruzzo significa quindi proteggere, mantenere di incrementare l’economia, la storia la vita di intera società, di nuclei abitativi che da sempre combattono loro personale battaglia contro naturale asprezza dei luoghi. Adeguatamente attrezzati con rifugi, luoghi di sosta, indicazioni campeggi, numerosi sono gli itinerari da proporre consigliare; alcuni interessano i paesi abbracciati dal parco, altri sono all’interno del parco stesso. L’anemone alpina e la mascotte di Civitella Alfedena, il piccolo e fino a trent’anni fa sconosciuto paese sulla camosci a vecchi oggi il simbolo pionieristico del parco stesso. Protetto da un fitto costone di faggi, si innalza fino a 1000 cinquecento metri con un incantevole panorama che va oltre il bel lago di Barrera. Da qui si parte per un gran numero di mente e da cui partì il progetto di alleanza storica tra l’uomo la montagna, con là delimitazione della prima area protetta, camosciara appunto. negli anni, il paese cresciuto soprattutto nelle iniziative a favore dei giovani turisti di quanti desiderano l’approccio semplice e distintivo con la natura.
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La natura riprende: da Civitella, dopo un’ora circa di cammino, e coi camosci che si inerpicano su per i rilievi boscosi. 3+ belli del mondo, a detta di alcuni esperti, questi esemplari e erbivori costituiscono probabilmente una razza sestante; proprio per questo è stato importante proteggerli dal pericolo sicuro dell’estinzione. L’iter è stato lungo e faticoso, ma finalmente, nel 1982, dall’accoppiamento di uno splendido maschio con un perfetto esemplare di femmina sul primo piccolo. L’audace progetto, introduzione e il ripopolamento era stato attivato! È da allora si è progressivamente e positivamente sviluppato. l’occhio deve essere però sempre vigile attento, soprattutto nei confronti di un certo turismo selvaggio ed irrispettoso e di un bracconaggio sempre in agguato. I prati erbosi fitti di vegetazione sono l’habitat naturale della vipera degli orsini, per lungo tempo confuso con una specie velenosa. Al contrario, quella che popola il parco è praticamente innocua, sì ciba di piccoli roditori cavallette per svernare si rintana nei rifugi abbandonati aspettando i primi caldi per crogiolarsi al sole.
Non è stato sufficiente neppure sublime cantico di San Francesco per riabilitare definitivamente lo strano cane lupo, che in un esiguo numero di rari esemplari popolano alcune zone del parco. Da sempre, in seguito ad un atavico quando ingiustificato odio, questo magnifico animale oggi una delle razze iper protette a livello nazionale; basti pensare che nel 1971 è stato necessario costituire il gruppo lupus Italia e, operando parallelamente alle attività dell’operazione San Francesco, mira al reinserimento e dalle ripopolamento del predatore tipico animale da branco vive all’interno di un ferreo sistema gerarchico per cui solo la femmina del maschio capo può riprodursi. Formidabile stabilizzatore dell’ecosistema, va a caccia di topi e conigli, ma anche di camosci cervi, contribuendo a far pulizia dei capi vecchi ammalati, a regolarne la riproduzione ed a limitare il numero di selvaggina nociva.
Anche in questo caso, dunque, la caccia spietata nei suoi confronti è frutto di distorte credenze popolari di grossolana ignoranza. Come tutti predatori, uccide solo per fame e mai indiscriminatamente o per natura violenta. Il parco protegge anche lui! Tre boschi di faggio si può, di tanto in tanto, udì un fruscio di avere qualcosa di Bruno de Balzac quella: e il capriolo, felicemente reinserito nella macchia abruzzese dopo vari e altalenanti tentativi essenziale presenza stabilizzatrice argina cibandosene la crescita degli ammassi vegetali ed è a sua volta prevede animali carnivori, se ne era temuta, la scomparsa causa di un diffuso, incontrollato bracconaggio. Da figura slanciata in minuta e le piccole corna, distinguono dal cervo, dominatore incontrastato della foresta delle più alte vette del Parco nazionale d’Abruzzo.
Splendido animale, di enorme stazza e con una corona di corna che ne distingue se si è il tipico animale dei boschi che rievoca immagini fantastiche magiche atmosfere. Qui vive magnificamente, ha il cibo il clima adatti per vivere riprodursi, lottare per la conquista di una femmina occorre, inerpicarsi con incredibile agilità su per i costoni rocciosi sino le nevi del 2000 m. L’elenco delle specie animali potrebbe allungarsi ancora parecchio, ma preferiamo concludere questa passarella naturale con un’esemplare, tra quelli che vivono nel Parco nazionale d’Abruzzo, unico per arridere bellezza: la scarpetta di Venere una specie di orchidee a ritenuta estinta che nella zona della camosciara ha ritrovato un letto morbido accogliente per riprodursi.
Super protetta non solo da quanti ne conoscono le proprietà medicinali, ma anche da sprovveduti visitatori che non sanno ammirare senza prendere, e splendide nella brillantezza dei suoi colori nella fierezza della sua unicità. Ravviva le valli tra giugno e luglio, intrecciandosi, le pendici dei monti, agli altri 1200 esemplari di piante e fiori: una continua, meravigliose scoperte ad ogni passo, ad ogni sosta lungo sentieri, appena oltre una cascatella o sotto una roccia. Profumi, colori e suoni che rimandano da una parte all’altra della montagna, che pare nascono dal bosco e attraversino le rocce, o sgorgano dal fiume l’affondino nelle acque del lago. Questo ed altro ancora è il parco nazionale d’Abruzzo, da amare conoscere, da vivere rispettare. Oltre a vantare uno dei più noti parchi nazionali d’Italia, la Abruzzo, cosa ben più importante, è la dimostrazione di come popolazioni ambienti naturali possono positivamente coesistere.
Nel nome di cui grandi carnivori stanno scomparendo in tutto il mondo sotto l’oppressione distruttive della civilizzazione, e rimarchevoli infatti che l’Italia sia stata capace di creare un sistema di conservazione ambientale dimostratosi assieme accettabile per le popolazioni locali ed efficace nella conservazione di vasti complessi ecosistemi naturali. Il punto chiave di questa strada innovativa risiede, in Abruzzo, nelle soluzioni che sono state messe a punto per assicurare le popolazioni locali benefici reali nei parchi. La regione si è pure data un sofisticato piano di visualizzazione territoriale, come guida corretto governo delle relazioni fra gli esseri umani restano natura. Anche questo è stato l’importante innovazione. Per queste ragioni la Abruzzo è una delle aree del mondo dove si stanno cogliendo progressi sostanziali attraverso la promozione di un’interrelazione profonda fra popolazione ambiente.