Campli, una città ricca di arte e storia

Campli, situata su un colle fra le valli dei torrenti Fiumucino e Siccagno, è ricca di monumenti architettonici che la rendono una vera e propria città d'arte. E' sede di una sezione del Museo Archeologico Nazionale che ospita i resti della Necropoli di Campovalano. Bellissimo, a Campli, il medievale Palazzo parlamentare, poi Farnese, sede del Comune, con archi a tutto sesto che compongono un bel portico, e caratteristiche trifore. Di fronte, la Calledrale di Santa Maria in Platea, del 1300, che presenta una romanica torre campanaria. All'interno, a tre navate, ricco di opere d'arte, c'è, un altare rinascimentale e un soffitto in legno dipinto. Da visitare la Chiesa di San Francesco, con dipinti cinquecenteschi, la Chiesa della Misericordia, del sec. XIV, e la Chiesa di San Paolo, con la Scala Santa, così denominata poiché, dopo il 1770 si diffuse l'usanza di concedere l’indulgenza a coloro che la percorrevano in ginocchio. Lungo il corso rappresentano splendidi esempi di architettura cinqueceniesca la Casa del Farmacista, con una bella loggia, e la Casa del Medico con un particolare cortile. Rilevante il Museo archeologico nazionale che custodisce resti italici, provenienti dalla vicina Necropoli di Campovalano. A Campovalano merita una visita anche la Chiesa di San Pietro, fondata nel sec. VIII e riedificata nel XII-XIII secolo. Nella località di Nocella è, possibile ammirare la Torre dei Signori di Melatino, costruita nel XIV secolo, mentre nella frazione di Castellalto, si trova la Porta Orientale, che apparteneva alle fortificazioni medievali di Campli, affiancata da una chiesa e da una torre campanaria del sec. XIV. In località Morge, sui resti di un tempio romano sorge la Chiesa della Trinità, mentre sul Colle S. Lucia si erge il quattrocentesco Convento di S. Bernardino.

Le prime tracce di vita nella pianura di Campovalano di Campli risalgono all'età del bronzo: è infatti nel corso del XV-XIII sec. a.C.,che una comunità di allevatori ed agricoltori si insedia nella zona di Coccioli. Le testimonianze archeologiche di questo insediamento del secondo millennio a.C., scavate nel 1971, sono esposte nella prima sala del Museo di Campli. La gente di Coccioli fabbricava degli strumenti in bronzo che si può arguire dalla forma e dagli scarti di fusione e da un pugnale, esposti in Museo. La lavorazione del latte per trarre ricotta e formaggi è documentata da alcuni vasi particolari chiamati bollitoi e colini. A partire dal decimo secolo a.C., nella pianura di Campovalano nono vi sono più tracce di abitazioni ma iniziano i seppellimenti. Le tombe più antiche finora scoperte nella necropoli si datano al decimo, nono ed ottavo secolo a.C.. Le sepolture della fine dell'età del bronzo e della prima età del ferro presentano dei corredi funerari assai ridotti: si tratta in genere di un solo oggetto in bronzo deposto sul torace dell'inumato. E' con la metà dell'ottavo sec. a.C. e cioè in parziale contemporaneità con l'arrivo dei Greci in Italia, che cominciano ad emergere, anche in Abruzzo le prime "diseguaglianze" sociali. A Campovalano troviamo, sopratutto nel corso dei secoli settimo e sesto, che i corredi si articolano in diversi standards qualitativi e quantitativi; non solo le offerte dei defunti e cioè i corredi funebri, sono di diversa entità ma anche la struttura delle tombe cambia. Si afferma infatti l'uso della tomba con circolo di pietre che delimita un tumolo in terra. Le tombe a tumolo sono caratteristiche anche a Campovalano di tutta la fase "regia" e sono divise, nella necropoli, in due grandi gruppi (uno occidentale ed uno orientale) a loro volta articolati in singoli sottogruppi. E' evidente come questa disposizione, "a macchia di leopardo", delle tombe sul terreno rispecchi la struttura a gruppi familiari (di tipo gentilizio clientelare) della società. Comuni alle sepolture di ambedue i sessi sono i servizi di vasi in bronzo o in ceramica fatta a mano che testimoniano la rilevanza dell'ideologia del banchetto; il significato, anche simbolico del convivio è rimarcato altresì della presenza di gruppi di spiedi in ferro. Caratteristiche delle deposizioni maschili sono le armi mentre tipici delle tombe femminili sono alcuni strumenti di lavoro legati al cucito, alla tessitura e alla filatura quali aghi, rocchetti, fusi e fuseruole.

Intorno alla metà del quinto secolo la necropoli di Campovalano subisce uno stravolgimento totale: scompaiono le tombe a tumolo e i corredi funebri. In Abruzzo vengono abbandonati gli insediamenti d'altura in uso dall'età del bronzo e vengono impiantati nuovi siti in pianura su terrazzi fluviali posti all'incrocio dei fiumi, si instaura un preciso rapporto città-campagna con la nascita di fattorie agricole sul territorio, vengono monumentalizzati i santuari ed i luoghi di culto con le relative offerte. I corredi funerari contano pochi oggetti: vasi verniciati in nero e fatti al tornio, anelli ed orecchini in argento e in bronzo, oggetti da toletta quali nettaunghie e forbici, perle in pasta vitrea, secchi in bronzo. Dopo la conclusione delle guerre sannitiche e dopo la conquista romana dell'Abruzzo non hanno ancora termine i seppellimenti nella pianura di Campovalano che si concluderanno solo agli inizi del secondo sec. a.C.. Si può ipotizzare che il relativo centro abitato (Colle Melatino?) sia stato distrutto dai romani e gli abitanti "deportati" nelle vicine città di Teramo e Giulianova. Con la fine della storia millenaria di Campovalano non ha fine però il percorso del Museo di Campli: rimangono infatti da vedere i contributi offerti all'archeologia da altre discipline quali l'antropologia, la biologia, la geologia e sopratutto i magazzini archeologici in cui sono conservate tutte le sepolture finora scavate (525 fra il 1976 e il 1994) di cui solo una minima parte (15) è esposta nei Musei Nazionali di Chieti e Campli.

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