Tortoreto Lido
Tortoreto, in provincia di Teramo, è divisa in due: Tortoreto alta il cui centro storico si trova a circa 240 metri sul livello del mare e Tortoreto lido che si trova proprio sulla costa adriatica. Tortoreto Lido deve la propria notorietà al suo rapporto con il mare: la PESCA, settore tradizionale dell’economia locale, ed il TURISMO, settore di più recente sviluppo. Il Legame con la pesca è sempre stato vivo nei tortoretani, tanto che, ogni mattina è possibile incontrare sulla spiaggia pescatori locali di ritorno con le loro piccole barche, oppure osservare all’opera le Vongolare, tipiche imbarcazioni per la pesca delle vongole (alla quale è dedicata anche una rinomata sagra). Da molti definita “Aristocratica ed Elegante” per la sobrietà dell’arredo urbano, per l’eleganza delle numerose ville liberty che sorgono sul lungomare, per la ricchezza e varietà del verde, Tortoreto Lido ha sviluppato uno sviluppo urbanistico rispettoso dell’ambiente che le ha consentito di conquistare sin dal 1992 la Bandiera Blu.
Tre km di spiaggia fine, ampia e ben tenuta, affiancata da una passeggiata alberata (di circa tremila piante di palme e pini), da piste ciclabili che percorrono l’intero litorale collegandosi ai centri vicini) e da giardini curati, sono gli elementi di forza dell’offerta turistica, unitamente alla varietà e qualità della sua struttura ricettiva (hotels da 1 a 4 stelle, villaggi turistici, residences, appartamenti), agli stabilimenti balneari che offrono attività diversificate, alla ricchezza e varietà delle manifestazioni e ai numerosi locali e mercatini che vivacizzano le serate estive. La cura che i tortoretani riservano agli ospiti, la loro allegria, la voglia di fare che li contraddistingue, le iniziative che animano giorni e notti, fanno della vacanza un momento di vero svago e relax unitamente alla varietà e qualità delle sue strutture ricettive.
La storia di Tortoreto Lido
Le origini di Tortoreto risalgono all’epoca romana (anche se i primi insediamenti umani risalgono al periodo preistorico), per un fenomeno di migrazione degli abitanti della costa verso la collina per rifugiarsi dai pericoli delle aggressioni. Nasce la “Castrum Salini” di cui parla Plinio II il Vecchio. Il nucleo del centro storico di Tortoreto Alta, così come appare oggi ai visitatori, sorse, invece nel periodo pre-medievale. Il luogo, secondo quando afferma Papa Gregorio in una lettera del 602, era ricco di boschi ed adatto alla nidificazione delle tortore. Da qui il nome Turturitus (tortore). l centro storico conserva ancora la sua struttura di borgo medievale: una fortezza centrale circondata da alte mura di cinta su cui si alza una magnifica torre la Torre dell’Orologio. Il Torrione, le porte di accesso, le rue strette, il ponte con le caratteristiche volte, testimoniano il castello di Tortoreto.
Il centro storico di Tortoreto che sorge a 227 mt. sul livello del mare è suddiviso in tre parti: TERRAVECCHIA, TERRANOVA ed il BORGO. Terravecchia rappresenta il nucleo più antico di Tortoreto ricostruita, con ogni probabilità, sulle rovine di “Castrum Salini”. Divenne un castello fortificato con ponte levatoio, del quale rimangono le feritoie nella parte anteriore della Torre dell’Orologio, le mura, le torri, i cunicoli sotterranei ed i palazzi del feudatario, le chiese e le abitazioni dei nobili. Terranova era il nuovo castello con poche porte di accesso, i torrioni agli angoli della città per la difesa e le rue strette per destinare maggiore spazio alle abitazioni. Il Borgo si sviluppa fuori le mura del castello intorno al 1400 su un crinale e in senso perpendicolare rispetto alla costa e termina con una terrazza naturale che si affaccia sul mare. Dalla fine del 1300, Tortoreto lega la propria storia a quella dei Duchi Acquaviva di Atri, che governarono fino alla metà del 1700, anni in cui il territorio passò al Regno di Napoli. Dopo il medioevo, la popolazione inverte il flusso migratorio poiché viene a mancare la necessità di fortificarsi. Si comincia pertanto a costruire nella zona pianeggiante della costa ed intorno al 1800 sorse il primo nucleo abitato di Tortoreto Lido lungo l’attuale via Carducci, che da Tortoreto Alta porta la mare. Nel 1865 fu inaugurato il tratto ferroviario Ancona-Pescara e, qualche anno dopo fu costruita, in via Carducci, la stazione ferroviaria di Tortoreto Lido denominata “Tortoreto Spiaggia”.
Prime testimonianze di civiltà Il territorio tortoretano è stato molto probabilmente abitato a partire dal V millennio avanti Cristo, come testimoniano ritrovamenti dei resti di semplici villaggi e di piccoli luoghi di sepoltura di età neolitica. Altri resti archeologici informano, inoltre, della presenza umana di origine pelasgica fino al V secolo avanti Cristo, di quella di estrazione sannita dei Sabelli (i cui discendenti fonderanno la città di Palma, la cui nascita risale probabilmente al III secolo avanti Cristo), e inoltre la presenza preponderante, dopo il V secolo, dei Piceni, che assumono il controllo del territorio fino alla sua acquisizione definitiva da parte romana. Età romana Il fiume Salinello presso il confine tra Tortoreto e Giulianova. In questa zona, in età romana, sorgeva un piccolo insediamento, identificato dal geografo Strabone col nome di Servium. Il fiume Salinello presso il confine tra Tortoreto e Giulianova. In questa zona, in età romana, sorgeva un piccolo insediamento, identificato dal geografo Strabone col nome di Servium.
Il territorio di Tortoreto Lido
Il territorio di Tortoreto è situato sul mare Adriatico ed è delimitato a sud, al confine con Giulianova, dal fiume Salinello, mentre a nord confina con Alba Adriatica, e nella zona collinare, a ovest, è circondato dai comuni di Corropoli, Sant’Omero e Mosciano Sant’Angelo. Il paese si divide sostanzialmente in due parti distinte: la prima, più antica, si trova in collina, è nota come Tortoreto Alta ed è situata a partire dai 227 metri sul livello del mare; questa parte a sua volta è costituita dall’antico borgo medievale e dai due rioni tradizionali di Terravecchia e Terranova. Più nota e frequentata è la frazione Tortoreto Lido, che si trova sul livello del mare, con una spiaggia lunga tre chilometri, ed è una località turistica e balneare molto frequentata d’estate. Tortoreto non offre alcuna soluzione di continuità rispetto al territorio di Alba Adriatica, che fino al 1956 era una frazione tortoretana col nome di Tortoreto Stazione, e ancora oggi, le due località offrono un’unità di fatto sia dal punto di vista edilizio, sia da quello dell’arredo urbano, sia da quello delle vie di comunicazione, sia, infine, da quello meramente geografico e territoriale, a differenza della realtà amministrativa esistente.
L’attuale territorio di Tortoreto si trovava in età romana in quello che Plinio il Vecchio identificava come ager Palmensis, un territorio che andava dal fiume Salinello al fiume Vibrata, che era delimitato ad ovest dal pre-Appennino teramano, e che aveva come città principale quella di Palma. Nella zona dell’attuale centro storico esisteva una località denominata dallo stesso Plinio il Vecchio Castrum Salini, nata probabilmente poco dopo la conquista romana del territorio dei Piceni (III secolo avanti Cristo), mentre proprio sulla foce del Salinello sorgeva, a partire almendo dalla tarda età repubblicana, una piccola località abitata di nome Servium, in una zona in cui sono state col tempo scoperti capitelli e colonne di pietra, monete, anfore varie e soprattutto statue in terracotta (IV-II secolo avanti Cristo), rappresentanti quattro muse (Erato, Euterpe e Calliope, più un’altra non ben identificata), e altre costituenti un gruppo ispirato al nono canto dell’Odissea; la testimonianza archeologica più importante della Tortoreto romana, comunque, è costituita da una villa rustica costruita proprio alla base delle colline tortoretane, tra la fine dell’età repubblicana e l’inizio di quella imperiale, con pavimenti in mosaico e stanze adibite a lavorazione di uva e olive. Le attività in zona tortoretana (tra le quali, probabilmente, la produzione di terracotte, vista la presenza di terreno argilloso a Servium) erano prevalentemente collegate con quelle dell’odierna Alba Adriatica (sede delle località di Alba e Suinum), in cui esistevano un emporio marittimo, terme, un piccolo acquedotto che veniva dalla collina, e un porticciolo. La città di Palma, e probabilmente tutte le piccole località dell’ager Palmensis, territorio tortoretano compreso, durante la guerra sociale si schierano contro Roma durante la guerra sociale (dal 91 all’88 avanti Cristo); in seguito, con la riforma amministrativa di Ottaviano, l’odierna Tortoreto viene inserita nella regione del Piceno, seguendone le vicissitudini fino al crollo della potenza romana nel 476 dopo Cristo. Età medievale e moderna Tra la fine del V secolo e l’inizio del VI secolo l’intero territorio dell’ager palmensis viene saccheggiato e distrutto dalla popolazioni di origine gotica che invadono e conquistano l’Italia. È quindi in collina, sulle rovine di Castrum Salini che le popolazioni locali ricostruiscono un nucleo abitato, con fortificazioni, muraglioni e torri di avvistamento, ponendo le prime basi del centro storico così come è oggi. Il nuovo centro abitato viene citato in una lettera di Papa Gregorio Magno, che lo descrive come luogo selvatico e boscoso, notando in particolare un’ampia presenza di tortore. È proprio da questa caratteristica che il centro prende in età medievale il nome di Turturitus, e successivamente di Turturetum. Nell’anno 867 il territorio tortoretano viene affidato dall’imperatore e re d’Italia Ludovico II a Bertario, abate di Montecassino. Dopo l’anno 1000 il territorio di Tortoreto diviene un feudo normanno: sono noti i nomi di alcuni feudatari, come il barone ghibellino Roberto, nominato durante il regno di Federico II, ed il suo successore, Berardo da Tortoreto, divenuto barone successivamente la conquista da parte degli Angiò dell’Italia meridionale, e Giustiziere della Corte angioina (cioè responsabile delle finanze e della raccolta delle tasse) dal 1269 al 1275. Sotto il controllo di Berardo finiranno anche altri territori circostanti, quali, ad esempio, quelli di Colonnella e Torano. Morto Berardo nel 1280, i suoi feudi, compreso quello tortoretano, vengono concessi al signorotto di Fermo, e con la caduta degli angioni nel 1282 il feudo finisce sotto l’influenza diretta dei duchi Acquaviva di Atri. Il territorio, durante il dominio degli Acquaviva, è al centro di scontri armati nel XIV secolo tra angioni e aragonesi, e due secoli più tardi, nel 1557, tra le armate spagnole di Carlo V e quelle francesi di Francesco I, oltre che delle scorribande piratesche dei turchi. Alla fine del governo degli Acquaviva, intorno alla metà del XVIII secolo, Tortoreto passa sotto il controllo diretto del Regno di Napoli, e nel 1860 sotto quello del riunificato Regno d’Italia. Dall’Unità alla divisione amministrativa del 1956 Nel maggio del 1863 viene inaugurata la stazione ferroviaria, a circa cinque chilometri dal centro capoluogo, e nei decenni successivi si sviluppa attorno ad essa un nucleo urbano di una certa consistenza: Tortoreto Stazione. Agli inizi degli anni ‘20 del ‘900, quest’ultima supera per popolazione il capoluogo comunale e gradualmente vengono trasferiti nella popolosa frazione molte importanti strutture e servizi fra cui i Carabinieri e l’Ufficio di conciliazione. Nel 1930 anche la sede del Comune viene portata a Tortoreto Stazione e vi rimane fino al 1944, quando, mediante decreto, torna a Tortoreto. Negli anni successivi sono avviate da Tortoreto Stazione, ribattezzata nel frattempo dai suoi residenti Alba Adriatica, le procedure per la richiesta di costituzione in comune autonomo presso la Prefettura di Teramo.
Da vedere a Tortoreto Lido
Il centro storico è suddiviso in tre parti: Terravecchia, Terranova ed il Borgo. Esso è costituito da una fortezza centrale circondata da alte mura di cinta su cui si alza una magnifica torre: la Torre dell’Orologio. Il Torrione, le porte di accesso, le rue strette, il ponte con le caratteristiche volte, testimoniano il passato medievale di Tortoreto. Di particolare interesse la chiesa di Santa Maria della Misericordia con i suoi preziosi affreschi cinquecenteschi e la chiesa di San Nicola con l’organo ottocentesco e la statua della Madonna della neve, in argento. Salendo dal Lido verso Tortoreto Alta, ai piedi della collina, lungo la strada provinciale, nella zona denominata “muracche” sono interessanti i resti di una villa di età romana con pareti intonacate e pavimenti musivi.
La cura che i tortoretani riservano agli ospiti, la loro allegria, la voglia di fare che li contraddistingue, le iniziative che animano giorni e notti, fanno della vacanza un momento di vero svago e relax unitamente alla varietà e qualità delle sue strutture ricettive.
Turismo a Tortoreto Lido
La cura che i tortoretani riservano agli ospiti, la loro allegria, la voglia di fare che li contraddistingue, le iniziative che animano giorni e notti, fanno della vacanza un momento di vero svago e relax unitamente alla varietà e qualità delle sue strutture ricettive. Scendendo da Tortoreto Alta in direzione nord si trovano le sorgenti del fosso “Vascello”. E’ una zona ricca di polle d’acqua e, per questo, denominata “Fontanelle”. Il fosso prosegue il corso raggiungendo a valle il mare. Da visitare il Borgo medievale di Civitella del Tronto e la Grotta di Sant’Angelo, Campli e la Scala santa.
TORTORETO ALTA. Salendo dal Lido attraverso una macchia formata da uliveti e vigneti e dopo aver scorto i resti di una villa romana del II sec. A.C., si giunge a Tortoreto Alta, borgo medioevale posta a 227 mt. slm. La posizione aerea di Tortoreto Alta rappresenta un privilegiato “osservatorio” dal quale, grazie ai numerosi balconi naturali sospesi nel vuoto, è possibile godere di una visione unica della costa, delle vallate del Salinello e Vibrata e del Gran Sasso. Il Centro Storico di Tortoreto è un sistema di piccole piazze, di rue strette, di archi e torri caratterizzate dalle calde tonalità del mattone e che conserva la struttura del borgo fortificato, che ospitava nella parte più alta della città la nobiltà locale, mentre oggi è sede del Municipio e di alcuni importanti appuntamenti culturali. Una passeggiata nella quiete e frescura del Centro Storico consente di scoprire angoli incantevoli e di ammirare testimonianze del passato: la Torre dell’orologio, il Torrione, il Ponte con le sue volte (testimoniano il castello di Tortoreto), la Chiesa di S.Agostino (‘600), le Chiese di S.Nicola e della Misericordia, con gli affreschi rinascimentali (‘500), dipinti da Giacomo Bonfini di Patrignone (AP), che fu quasi sicuramente allievo di Pietro In epoca neozoica, si verificava un ulteriore innalzamento nelle zone appenniniche. Due colossi proboscidati arricchivano la fauna locale: il MASTODON e il MAMMUT (elephas meridionalis). Nel 1964, durante i lavori di sterro sul fianco nord della Fortellezza fu trovato un elephas fossilizzato; il femore era lungo mt. 2, con epifisi di mt. 0,92 di circonferenza. Altro reperto interessante fu quello di un Bos primigenius. Varie sono le stazioni eneolitiche affiorate con gli scavi archeologici del prof. A. M. Radmilli. Concezio Rosa condusse una campagna di scavi in Tortoreto e in territorio di Corropoli rinvenendo vari villaggi e fondi di capanne eneolitiche. Il territorio si estendeva su 24.000 mq. Il centro storico è posto su una collina alta 227 mt. In epoca romana era chiamato CASTRUM SALINI. L’AGER PALMENSIS comprendeva la città di Palma, scomparsa, il Castrum Salini, Alba del Piceno e i due villaggi di Servium e Salinum secondo lo storico Plinio il Vecchio e Procopio di Cesarea (De Bello Gotico). Il territorio tra il Salino e la Vibrata fino ai confini di Sant’Omero e Corropoli ebbe travagliati periodi con le monarchie feudali. Nel 867 l’Imperatore Ludovico II donò il nostro territorio (detto Turturitus) all’Abate Bertario di Montecassino. Sorsero più di 14 chiese sulle colline patronate dai Duchi di Atri o dagli Abati cassinesi. Con Carlo d’Angiò il feudo passò a Berardo da Tortoreto, eminente personaggio dell’Abruzzo medievale, eletto Giustiziere di Apruzzo e poi di Sicilia col titolo di Viceré. Berardo divenne signore di molti paesi.Nella seconda metà del 1500 si verificarono scontri tra le truppe francesi e spagnole sul fiume Tronto e sulle colline di Tortoreto. Nel ‘600 le coste adriatiche erano battute dalla pirateria e dal banditismo nonché da assalti di navi turche e sotto il dominio spagnolo iniziò il periodo della decadenza sociale ed economica.Il Comune amministrava pochi beni spesso venduti a beneficio del Re di Napoli. Baroni e Comuni furono sovraccaricati di tasse. Oltre all’amministrazione comunale c’era l’amministrazione delle cappelle laicali che erano cinque, alle quali erano stati affidati o donati molti terreni a beneficio delle Compagnie o Confraternite. Con l’avvento di Napoleone esse furono ridotte solo a tre e infine con decreto di De Pretis furono cedute alla Congregazione di carità.L’esercito francese con le nuove idee di uguaglianza e libertà causò gravi danni alle chiese da dove scomparvero importanti opere d’arte e documenti antichi, ma anche a Tortoreto si innalzarono gli alberi della libertà e sorsero i primi movimenti carbonari.Molti furono i tortoretani che poi parteciparono alle guerre d’Indipendenza, alla prima guerra d’Africa del 1896 e alle successive guerre.Nella prima guerra mondiale caddero al fronte cinquantasei soldati. Con l’avvento del fascismo Tortoreto fu espropriato della Sede Comunale, della Caserma dei Carabinieri, della Farmacia, della Tesoreria, del Medico condotto. Nel 1934 scoppiò la ribellione popolare contro le Autorità, il Preside della Provincia, il Podestà e il Segretario del Fascio. Furono imprigionate quattro donne e un uomo e dopo due mesi e mezzo furono tutti assolti per insufficienza di prove. La seconda guerra mondiale lasciò una grave eredità di distruzione e di morte. Tortoreto Lido e Tortoreto Stazione furono distrutte per buona parte mentre la miseria dilagava. Difficile e lungo fu il percorso della ricostruzione. Nel 1956 dopo libere elezioni il Comune fu diviso e Alba Adriatica sorse come Comune indipendente con 9 Km quadrati. Oggi Tortoreto è un centro balneare importante della costa adriatica, vanta una flotta di barche per la pesca delle vongole, a strascico e a volante, ed una zona industriale sempre attiva e fabbriche di mobili, metallurgiche e di confezioni. Il bel lungomare è ricco di alberghi, pensioni e villaggi turistici. Il centro storico presenta un’architettura medievale divisa in tre zone: Terravecchia, Terranova e Borgo. Terravecchia è l’incastellato più antico contornato da mura a scarpa, dalla torre dell’orologio fino a palazzo Liberati. Ivi sorse l’antica parrocchia di S. Eufemia la cui chiesa è stata intitolata prima a S. Antonio, poi a S. Agostino Terranova è unita con un ponte in laterizio a Terravecchia e termina con il torrione e la prepositura di S. Nicola. Intorno al 1400 si sviluppò la parte esterna del paese, il Borgo, fino alla chiesa del Carmine (ex S. Rocco).La chiesa di S. Rocco fuori le mura fu costruita nel 1529 e ristrutturata nel 1881 con una bella facciata di mattoni gialli in stile neoclassico. Nel 1348 fu costruita la chiesa della Madonna della Misericordia dopo la terribile peste che colpì l’Europa.Nel 1526 Giacomo Bonfini (1470-1557 c.) di Patrignone (AP) dipinse in affresco tutta la cappella rappresentando gli ultimi quattro giorni della vita di Gesù Cristo. Forse fu allievo di Pietro Vannucci detto il perugino, ma le decorazioni a candelabra sono simili a quelle del Pinturicchio, al quale il Bonfini si ispirò soprattutto nella Natività molto simile a quella della cappella Baglioni di Spello (PG). Il trittico absidale rappresenta l’Inchiodatura, la Crocifissione e la Deposizione. Ai piedi del crocifisso si può ammirare Tortoreto e il mare con le barche. Sul soffitto a vele sono rappresentati i quattro evangelisti ed una sibilla (Eritrea) con il libro in mano. Al centro è dipinto Cristo risorto su una mandorla dorata. Gli affreschi di Tortoreto sono considerati il più bel capolavoro del rinascimento teramano. Il restauro fu effettuato da una cooperativa fiorentina nel 1974 sotto la direzione di Giuseppina Magnanimi. Le attribuzioni a Nicola Filotesio dell’Amatrice, a Vincenzo Pagani, a Martino Bonfini (nipote di Giacomo) sono state del tutto abbandonate dopo gli studi di Giuliano Rasicci avvalorati dal prof. Walter Fontana di Urbino e dal prof. Ferdinando Bologna.
Chiesa di S. Nicola
E’ la chiesa parrocchiale costruita nel 1534 da Domenico Tavani a sue spese e dall’architetto Gio. Antonio Piermarini di Bergamo, amico di G. Bonfini e di Vincenzo Pagani. L’interno della chiesa è stato trasformato nel 1950 e ridecorato di nuovo nel 2005 dai fratelli Venanzio e Guido Tentarelli e ad opera del parroco D. Corrado De Antoniis . L’organo di 630 canne è opera di Vincenzo Paci (1842).
Chiesa di S. Agostino
La costruzione fu iniziata nel 1613 da padre Agostino Tavani priore e fondatore del convento attiguo. L’opera in muratura fu terminata nel 1644 dalla ditta Isidoro Vagnozzi di Porchia (AP). L’interno mt. 28,60x 10,40 fu arricchito da sei altari di stile barocco in tre ordini diversi. Il primo di destra (visto dall’altare) è in legno intarsiato, di ottima fattura, probabilmente dei Piermarini figli di Gio. Antonio, per il quale furono lasciati beni immobili ( relazione del 3 marzo 1650). L’altare trionfale è sormontato da uno stemma sorretto da angeli con i simboli degli agostiniani e di S. Antonio Abate. Sulla parete dell’abside vi erano tre quadri. Quello di mezzo è il famoso dipinto ( mt. 4,15×2,90) di Mattia Preti detto il Cavaliere Calabrese (1613-1699), detto “Il battesimo di S. Agostino”. La tela rappresenta S. Ambrogio arcivescovo di Milano che versa l’acqua del battesimo sul capo di S. Agostino. A fianco di S. Ambrogio è S. Stefano diacono, protomartire; di fronte a S. Agostino si nota Santa Monica, sua madre, in preghiera. In basso a sinistra un giovanetto dai lineamenti molto belli, il servo del pittore detto Cianferlì, immortalato in altre opere. Nel fondo si può ammirare S. Antonio Abate ed altre figure con gli angeli in alto che sorreggono un cartiglio con la scritta (Te Deum Laudamus). Sotto il trono è dipinto lo stemma con fondo blu e fascia arancione con l’insegna delle tre api della famiglia Barberini. Papa Urbano VIII (Maffeo Barberini), pontefice dal 1623 al 1644, con breve apostolico del 23 agosto 1633 accettò la donazione di tutti i beni mobili e immobili della nobildonna padovana Franca (Franchi) di Tortoreto a beneficio del monastero di S. Agostino perché si erigesse una cappella con la spesa di 100 ducati del regno con un quadro che rappresentasse S. Agostino, S. Stefano, Santa Monica (Arch. Vescovile di Teramo). Il dipinto, definito “il potente S. Agostino di Tortoreto” è stato oggetto di studi dei più grandi critici dell’arte italiana. L’opera probabilmente fu compiuta nel 1653 e collocata insieme ad altre due laterali rappresentanti S. Nicola e Santa Monica. Dei nove quadri a tutt’oggi se ne possono ammirare solo due: il Purgatorio sulla controfacciata della chiesa e la mirabile tela restaurata prima nel 1938 poi nel 1972 ed ancora in deposito nel museo dell’Aquila. I francesi nel 1798 portarono via vari oggetti sacri e quadri forse pure di Mattia Preti. IL 23 novembre 2006 il Ministero deciderà di riconsegnare il dipinto alla Parrocchia di Tortoreto. Mattia Preti, vissuto ottantasei, anni ha lasciato oltre ottocento opere. Nel 1659 si trasferì a Malta e a La VALLETTA decorò la Con Cattedrale di S. Giovanni Battista e dipinse tutta la volta ad olio su pietra. Il grande pittore di Taverna (CZ) morì nel 1699 e fu sepolto come Cavaliere di Malta nella sua chiesa capolavoro. In S. Agostino si possono ammirare un Cristo risorto in legno, una Madonna in terracotta, un sarcofago del ‘700 restaurati da Guido Tentarelli (2005). L’organo di 300 canne, anch’esso di Vincenzo Paci, è del 1850, restaurato dalla ditta “Lorenzini” di Prato.
La gastronomia di Tortoreto Lido
Una delle specialità tipiche del nostro paese è il famoso BRODETTO DI PESCE Generalmente questo brodetto si prepara con tre o quattro qualità di pesce, quali la razza, le pannocchie, le mazzoline, i cossi, e le rosciole (triglie), ma spesso si usa farlo con la razza e le rosciole soltanto. Tagliare in pezzi la razza, aggiungendola agli altri pesci ripuliti, e condire il tutto con sale, pepe, prezzemolo ed un pizzico di aglio tritato. Lasciare a marinare il tutto per un paio di ore. Prendere un tegame, mettendoci un po’ di olio e, senza farlo scaldare affatto, collocare su questo uno strato di pesce, facendovi sopra sgocciolare dell’altro olio, aggiungere un po’ di pomodoro cotto (o a pezzi o in salsa, ma senza pellicole), poi un altro strato di pesce, ancora dell’olio e del pomodoro, quindi mettere il tegame su fuoco moderato, coprirlo, mettendo un po’ di fuoco anche sul coperchio. Aggiungere a scelta un bicchiere di vino bianco e lasciare stufare così finché il pesce sia ben penetrato della cottura, aggiungendovi un pochino di acqua se l’intingolo fosse denso. Sia che l’olio messo a crudo col pesce dia più buon gusto, sia che il pesce dell’Adriatico sarà più gustoso per natura, il fatto è che questo brodetto nella sua semplicità riesce squisitissimo.
In auto:
autostrada A14 uscita Val Vibrata, proseguire in direzione Tortoreto. Per chi proviene da Sud le direttrici da seguire sono per Ancona. Per chi proviene da Nord le direttrici da seguire sono per Pescara. Per chi proviene da Roma autostrada A24, direzione L’Aquila, uscita Teramo, proseguire in direzione Giulianova e poi per Tortoreto.
In Treno:
I principali treni si fermano a Giulianova, San Benedetto del Tronto, da qui è possibile prendere treni locali o autobus che fermano a Tortoreto.
In Aereo:
L’aeroporto di Pescara dista circa 60 Km da Tortoreto. L’aeroporto di Ancona-Falconara dista circa 110 Km da Tortoreto. Dagli aeroporti si può raggiungere facilmente Tortoreto tramite treni locali, pulmann, taxi o auto a noleggio.
IAT Tortoreto Lido
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