Itinerario Madonna dell'Altare, Monte Porrara, Inghiottitoio

Località di partenza: Madonna dell'Altare a metri 1278
Massima altitudine: Monte Porrara metri 2137
Arrivo: inghiottitoio del fosso La Vera a metri 1256
Dislivello: in salita metri 859, in discesa 881
Tempo complessivo: ore 5
Lunghezza totale: 9 chilometri
Difficoltà: per escursionisti allenati
Carte: Carta dei sentieri della Maiella. CAI, sez. di Chieti. Scala: 1:25000

Salendo in auto da Palena verso il valico della Forchetta, circa due chilometri prima del passo, si incontra una deviazione sulla destra che termina dopo due chilometri di fronte al santuario della Madonna dell' Altare. La chiesa, edificata dai seguaci di Pietro da Morrone, forse nel XIV secolo, su una grande rupe a picco sulla Valle della Madonna, è attualmente in fase di ristrutturazione.

L'itinerario che inizia qui è tutto segnato con i colori del Sentiero Italia. Nella prima parte i segnavia non sono spemre facili da vedere per la natura del terreno e sugli alberi sono stati in parte tolti da vandali che hanno scortecciato i tronchi. Si comincia a sinistra in salita sull'erba, fino a prevenire a un piccolo colle con un muretto a secco verso la valle; da questo posto si ha una bella vista dell'immenso bosco che si estende verso il gruppo del Secine e i monti di Pizzoferrato e Gamberale, noti centri turistici. Si gira a destra, mentre lentamente gli alberi cominciano ad infittirsi. Si attraversa una pista in terra battuta e verso quota 1450 il sentiero curva decisamente a sinistra sud-ovest e dopo poco si percorre una radura che ci conduce alla fonte abbeveratoio di Tocchio, quota 1500 metri. Il sentiero adesso va a destra in direzione di un evidente bastione roccioso che spunta dal bosco vesro nord. Si passa vicino a una piccola sorgente e, sempre salendo, si taglia un secondo tratto di strada in terra battuta, continuando fino a pervenire a un'altra radura, quota 1700 circa, molto bella e panoramica, con macchie di ginepro prostrato e faggi intorno. Ci si tiene sulla sinistra e si rientra nel bosco. Arrivati a una terza pista in terra battuta, la si risale fin quando questa finisce tra alti faggi e si riprende il sentiero a destra. Si arriva sul crinale a quota 1890. La zona è bella anche per la presenza di alcune formazioni rocciose che spuntano verso ovest, tra bassi ginepri e uva ursina. Qui i segnavia vanno sia in su che in giù, perchè ci immettiamo nel sentiero che percorre tutta la cresta della montagna. Noi continuiamo a salire, lasciandoci in basso gli ultimi faggi piegati verso est dal vento. Si continua su una bella cresta, o appena slla destra, fino ad arrivare alla croce che indica la vetta metri 2137. Davanti a noi, verso nord, si staglia la grande Maiella con un pò a sinistra il Monte Amaro e quindi il Morrone e in lontananza il Gran Sasso. Verso Ovest, più vicini, il Pizzalto, il Rotella e il Genzana e verso sud ovest i monti del Parco Nazionale. Questa cima è una delle tante d'Abruzzo da dove si scorgono montagne da tutt i lati. La discesa si effettua per lo stesso percorso, fino al bivio dove si era scollinato e da qui, se si vuole evitare di ripercorrere il sentiero già fatto, si può continuare a scendere verso sud, quasi sempre al centro del largo crinale seguendo con un pò di attenzione i segnavia. Dopo un primo tratto nel bosco si incontra una zona piena di roccette in leggera ascesa e poi di nuovo il sentiero riprende a scendere. Sotto di noi, nel Quarto Santa Chiara, si distingue il percoprso tortuoso del fosso La Vera che in primavera riesce a prosciugare il lago che si forma su questo altopiano, convogliando le acque nell'inghiottitoio posto alla base della montagna appena sotto la strada. Scendendo il sentiero diventa ben evidente e unico e non si capisce perchè chi lo ha segnato abbia voluto apporre tanti colorati segnavia sui tronchi. A quota 1390 circa, il sentiero devia decisamente sulla destra e in pochi minuti si arriva alla strada quota 1256 metri, poco lontano dall'inghiottitoio. Se non si è provveduto a lasciare un auto in questo poso, ci si può avviare verso il vicino valico della Forchetta e, se non si vuole ancora camminare, provare a chiedere un passaggio.

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