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Informazioni sulla città di Chieti

La città, erta su un colle, guarda da una parte verso il mare e tutt’intorno verso i monti e le vallate offrendo panorami tra i più suggestivi della regione e meritando, per questo il titolo di “balcone d’Abruzzo”. Le sue origini si perdono nella leggenda: la tradizione attribuisce la sua fondazione ai Greci, ad Ercole o ai Pelasgi mentre la più accreditata vuole che la città sia stata costruita da Achille che le chiamò Teate. Certo è che i numerosi siti archeologici hanno accertato la presenza di popolazioni italiche. Ridotta in macerie, dal figlio di Carlo Magno, risorge faticosamente sotto i Normanni che l’arricchirono di palazzi e monumenti facendo della città una delle sue sedi preferite; non a caso, proprio nella sua cattedrale bandi’ la prima Crociata e, più avanti, fu dichiarata Metropoli degli Abruzzi. L’intero patrimonio archeologico della città costituisce il cuore del Museo Nazionale Archeologico custode gelosissimo del Guerriero di Capestrano simbolo misterioso della terra abruzzese. Ad esso si uniscono il museo diocesano, la Pinacoteca Barella, il Teatro Marruccino e le chiese di San Francesco, San Domenico e San Giustino. Distesa su un crinale a m. 330 s.l.m., Chieti dista circa Km. 15 dall'Adriatico, tra la Valle del Pescara e il torrente Alento. È Città interessante per i vasti panorami che si dominano dal suo colle e che spaziano dalla Maiella al Gran Sasso all'interminabile succedersi di dolci colline digradanti verso il mare, ricche di vigne e uliveti. Accanto al notevole patrimonio artistico, con monumenti di epoca romana e medievale, chiese e palazzi barocchi e pregevoli edifici di stile umbertino, la città vanta un territorio circostante vivace per il processo di industrializzazione avviato nella parte bassa del colle nell'ultimo dopoguerra e che ha sensibilmente mutato la sua antica fisionomia di centro agricolo, accompagnando, nel contempo, le numerose attività commerciali e i tradizionali servizi amministrativi e sociali.
Cenni storici di Chieti.
Denominata classicamente Teate, Chieti fu capitale del popolo Marrucino e, successivamente, vicina a Roma, con cui si alleò più volte contro Annibale, Pirro e Perseo re della Macedonia, a Pidna. Dopo le guerre sociali combattute nella Lega Italica, entrò definitivamente nell'orbita romana e, divenuta municipio, acquistò grande prosperità grazie, alle numerose famiglie locali legate ai circoli più in vista della capitale. Tra queste si ricordano i Vettii e gli Orsinii; un Asinio Pollione, storico e letterato, valoroso condottiero, fu intimo di Augusto e amico di Virgilio e gli si attribuisce l'apertura della prima biblioteca pubblica della storia. Risale certamente a quest'epoca la prima sistemazione urbanistica dell'antica Teate, di cui restano il tracciato viario ortogonale di alcuni quartieri e cospicui ruderi quali i Templi del foro ben conservati, una grandiosa cisterna con annesse terme, il Teatro e l'Anfiteatro, recentemente riportato alla luce. Cominciò a decadere con la fine dell'impero e, quasi distrutta dai Goti, fu vessata dai Bizantini e inclusa dai Longobardi nel ducato di Spoleto, prima, e in quello di Benevento, poi, finché divenne contea sotto i Normanni con giurisdizione su un vastissimo territorio della regione. Conobbe, in seguito, momenti di grande sviluppo con il dominio Angioino e, ancor più, con gli Aragonesi che la posero a capo di tutti gli Abruzzi, concedendole anche la facoltà di battere moneta. Nel secolo XV, infatti, Chieti vide il sorgere di numerose opere architettoniche che ne rinnovarono l'aspetto, come l'erezione della Torre Arcivescovile e l'ammodernamento delle sue principali chiese fondate nel secolo precedente: la cattedrale di S. Giustino, S. Maria della Civitella, S. Francesco e S. Agostino. È nel 600, comunque, che la città assunse la fisionomia che tuttora la caratterizza, ad opera soprattutto del potere ecclesiastico. I vecchi conventi rinnovarono il loro apparato e nuovi ordini religiosi, in gara tra loro, innalzarono imponenti edifici nel più puro spirito controriformistico, mentre si completò il grandioso palazzo del Seminario Diocesano. Giunsero a Chieti i Gesuiti e gli Scolopi che vi organizzarono importanti collegi, autentici centri di cultura, e il nome della città si diffuse nel mondo grazie ai padri Teatini di S. Gaetano Thiene, cofondatore della Congregazione omonima insieme con Giampiero Carafa, Arcivescovo di Chieti e poi papa Paolo IV. Nello stesso tempo fiorirono S. Camillo De Lellis, fondatore dei Chierici Regolari degli infermi, e padre Alessandro Valignani gesuita missionario in Cina, India e Giappone. Nel secolo XVIII la città godette di una particolare floridezza, approfittando delle riforme illuminate di Carlo III di Borbone, e partecipò al risveglio culturale nazionale aderendo all'accademia dell'Arcadia fondando una colonia denominata "Tegea" voluta e vivacizzata dal marchese Federico Valignani. Con l'unificazione nazionale, a cui Chieti partecipò con vivida sensibilità, la città acquisto un respiro più ampio che trovò campo di realizzazioni economiche e sociali di rilievo, grazie anche alla nascita delle vie ferrate e alla stazione dello Scalo, vero volano delle potenzialità presenti nella valle.
Monumenti notevoli a Chieti.
Oltre ai ricordati monumenti dell'età classica, Chieti vanta un cospicuo patrimonio architettonico medievale in cui spiccano la torre campanaria della Cattedrale del 1335 e la sua cripta romanico-gotica, l'ordine superiore di S. Francesco con la splendida raggiera del rosone trecentesco e i portali gotici teatini di S. Maria della Civitella e S. Antonio Abate, nonché il portale di S. Agata e la Porta Pescara, pregevoli esempi di architettura ogivale angioina. Di particolare interesse sono le numerose statue lignee riferibili ai secoli XIV e XV custodite nel Museo Diocesano e il ricco deposito di pergamene e codici miniati dell'Archivio Storico della Curia Arcivescovile. Al secolo XVII appartengono, tuttavia, le testimonianze più ragguardevoli dell'arte cittadina, costituita da chiese medievali, ma restaurate secondo il gusto barocco, ed edifici religiosi eretti con magnificenza architettonica e dovizia di arredi pittorici, come S. Chiara, S. Agostino, S. Domenco e S. Francesco al Corso, decorate da rari stucchi e pale d'altare delle più notevoli scuole italiane: Ercole Graziani da Bologna; Farelli Persico, N. M. Rossi e G. B. Spinelli da Napoli; Leonardo Corona da Murano nella chiesa dei Cappuccini, singolare presenza di arte veneta negli Abruzzi del 1500. Né mancano opere scultoree di primo piano, come il paliotto dell'altare maggiore di S. Giustino di G. Sammartino, e le molte sculture di G. Colombo, valente artista settecentesco napoletano. Nell'architettura civile spiccano alcuni palazzi ridisegnati nel corso del '600-'700 (Toppi, De Pasquale, De Sanctis-Ricciardone, De Lellis, Durini) che ben si affiancano alle moli religiose di Palazzo Martinetti-Bianchi, già dei Gesuiti, e del Collegio degli Scolopi, oggi sede del Convitto Nazionale e del Liceo Ginnasio "G.B. Vico". Il secolo XIX è illustrato soprattutto da Villa Frigeri, sede del Museo Nazionale Archeologico, e palazzo Majo, splendido esempio di villa suburbana napoletana. Non vanno trascurati, inoltre, la Pescheria, elegante esedra neoclassica con colonnato dorico, e i palazzi che affacciano le loro fronti sul Corso Marrucino, la principale arteria cittadina.

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